1ᵃ Mappatura delle realtà di calcio solidale

21 apr 2015

Primi risultati

 

  1. Premessa

Carico di elementi simbolici immediatamente condivisibili tra le persone e così interno alla cultura del nostro paese, il calcio rappresenta da sempre un potente passepartout in grado di veicolare i valori dell’inclusione sociale e dell’integrazione di persone vulnerabili e/o con disabilità, generando impatti profondi nei nostri territori. Lo sport, assunto nei suoi significati culturali, educativi ed etico-sociali, introduce riflessioni ed espone orizzonti e concetti innovativi sul valore dell’educazione motoria e sportiva per la promozione della salute e della cittadinanza.

Da qui si rileva una nuova cultura dello sport secondo profili di forte valenza antropologica e umanistica: il corpo come espressione della personalità e come condizione relazionale, comunicativa, espressiva e operativa; il movimento come strumento privilegiato di maturazione dell’autonomia personale che concorre al processo di formazione integrale della persona.

La Fondazione Roma Solidale e Roma Capitale hanno avviato una prima ricerca finalizzata alla mappatura delle realtà che nel territorio romano rappresentano esempi concreti di azione sportiva “solidale”, con particolare riferimento all’attività calcistica.

I dati sono stati rilevati nel periodo che va dal 04 marzo al 10 aprile 2015, con l’obiettivo di fornire, secondo definizioni armonizzate, una panoramica generale dell’universo delle organizzazioni appartenenti ai diversi mondi dello Sport e del Sociale, attraverso la somministrazione tramite e-mail di una scheda di rilevazione.

Non essendo interamente noto, al momento dell’avvio dell’indagine, il numero delle realtà operanti nel settore, si è utilizzato un campionamento “a valanga” a partire da 6 organizzazioni “capofila” (Ardita ASD, Calciosociale SSDaRL, FRS Sporting United, Liberi Nantes ASD, Spartak Lidense ASD, Totti Soccer School SSDaRL). L’attività censuaria, esercitata fino al 10 aprile, ha identificato un totale di 42 organizzazioni, tutte interpellate. Il tasso di risposta è stato pari al 55%.

Le informazioni raccolte, riferite alle 23 realtà rispondenti, consentono di offrire un primo spaccato delle organizzazioni romane impegnate nell’ambito del “calcio solidale”, focalizzando l’attenzione su aspetti significativi quali le finalità perseguite, i destinatari, il personale coinvolto, l’ambito territoriale e la rete attivata.

 

  1. Le principali caratteristiche delle organizzazioni di calcio solidale a Roma

Dal 4 marzo al 10 aprile 2015, il censimento ha rilevato 8 Associazioni Sportive Dilettantistiche, 2 Cooperative Sociali, 3 Società Sportive Dilettantistiche a Responsabilità Limitata, 4 Centri Diurni in capo ai Dipartimenti di Salute Mentale, 3 Onlus, 3 Associazioni (prospetto 1). L’insieme di queste unità è costituito da un totale di 23 organizzazioni, di cui 19 afferenti all’ambito del privato sociale (pari all’83% del totale) e 4 all’ambito della sanità pubblica (17%).

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Riguardo al periodo di costituzione, e quindi all’anzianità delle organizzazioni, si osserva che ben 7 organizzazioni su 10 sono nate dal 2000 in poi; in particolare, la maggior parte di queste tra il 2010 e il 2015. Il restante 30% colloca il suo atto di nascita tra il 1970 e 1999. Ciò conferma che il 70% delle realtà qui rappresentate sono di recente formazione.

Più generali e al tempo stesso impegnative risultano le finalità perseguite dai soggetti rispondenti: quasi la totalità delle organizzazioni opera per favorire l’inclusione sociale delle persone vulnerabili e per promuovere lo sport come strumento educativo. A questi due filoni maggioritari si accostano, in piena coerenza, finalità più circostanziate che, almeno in una certa misura, possono essere considerate come declinazioni specifiche delle prime (e quindi come elementi caratterizzanti in maniera più precisa l’operato delle organizzazioni di riferimento). Altro scopo rilevato con una certa frequenza è la promozione dell’attività sportiva quale strumento di riabilitazione e di risocializzazione tra tutte le forme di diversità.

Tali finalità si traducono, poi, in azioni specifiche che si realizzano in ben determinati ambiti operativi di intervento. L’attività sportiva delle organizzazioni rispondenti è principalmente rivolta alle fasce di età 14-25 anni e oltre 25 anni (solo 5 organizzazioni su 23 si rivolgono alla fascia 6-14 anni).

Il target principale è la disabilità, di natura soprattutto psichiatrica (9 sono le organizzazioni che si rivolgono a persone con problemi di salute mentale). Seguono: 4 organizzazioni che operano nell’ambito dell’immigrazione, 4 nella categoria “altro” (aggregazione in territori problematici e “sport per tutti”), 1 nella tossicodipendenza e 1 nell’azionariato popolare (prospetto 2).

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Inoltre, considerando le dimensioni organizzative con riferimento al numero del personale coinvolto, si può notare come il 74% delle organizzazioni rispondenti sia di piccole dimensioni (almeno 10 operatori), e tra queste 5 su 10 dichiarano di disporre di un personale non superiore alle 5 unità. Il restante 26% si caratterizza per un numero di personale coinvolto oltre le 10 unità.

Dall’approfondimento del dato, emerge un’altra caratteristica interessante. Pur essendo organizzazioni sportive, oltre alla presenza di allenatori e istruttori, si rileva che 7 organizzazioni su 10 dispongono di un gruppo di lavoro multidisciplinare e integrato, rappresentativo di tutte le figure professionali coinvolte di ambito sanitario, sociale e sportivo (medici, psicologi, mediatori, educatori, animatori, tecnici della riabilitazione, personal trainer, preparatori atletici, ecc.).

In relazione all’ambito territoriale di attività, risultano interessati dagli interventi delle organizzazioni in esame ben 11 municipi di Roma Capitale e i comuni afferenti al distretto socio-sanitario RM G5. Dalla correlazione dei dati, emerge un forte legame con il territorio: infatti la maggior parte delle organizzazioni (il 70%) dichiara di svolgere attività in ambito cittadino (prospetto 3).

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Quanto invece al coinvolgimento del territorio, le organizzazioni rispondenti dichiarano di intrattenere rapporti collaborativi con un numero variabile di enti, coinvolgendo in particolar modo il mondo associativo. Seguono poi i rapporti intercorsi con enti istituzionali (municipi e ASL), centri sportivi, famiglie e scuola.

Si sottolinea, inoltre, che l’insieme delle organizzazioni in esame raggiunge all’anno oltre 3.400 beneficiari (diretti e indiretti) con azioni di “calcio solidale”. Nello specifico, 7 organizzazioni riferiscono un numero annuo di beneficiari tra i 200 e i 500. Le restanti si mantengono in una media di 35 beneficiari raggiunti.

In conclusione, anche se la presente mappatura non può considerarsi esaustiva dell’intero universo del calcio solidale, in quanto tuttora in corso, l’analisi di questi primi risultati ha consentito di prendere consapevolezza di un universo estremamente interessante e vario.

Una ricchezza straordinaria di incontri e di scambio, che se per un verso rende ancora più complessa la sfida dell’integrazione, per l’altro contribuisce in modo sostanziale al miglioramento della qualità del territorio e della vita dell’uomo.

 


 

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CALCIO SOLIDALE

Il Calcio rappresenta un potente passe-partout, una “lingua” comprensibile a tutte e a tutti, ovunque, in grado di parlare alla testa e al cuore, di radicare in profondità valori e sentimenti, in quanto capace di abbattere barriere fisiche, linguistiche e culturali per innescare processi di riscatto sociale, divenendo esperienza di uguaglianza, laboratorio di integrazione e partecipazione collettiva.

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